Lettera ai Cari Colleghi, terzo turno.

23 Maggio 2009

Care Colleghe e cari Colleghi,

ritengo doveroso ringraziare il prof. Andrea Segré per avere convocato giovedì scorso il tavolo di confronto tra i candidati, che ha evidenziato sia la diversa affidabilità dei loro programmi che le possibili interconnessioni. La straordinaria partecipazione all’incontro è un segnale inequivocabile dell’attenzione con la quale gli elettori stanno valutando l’effettiva compatibilità di obiettivi e strategie di alcuni programmi (non tutti).

 

Questo confronto pubblico (forse tardivo, ma certamente positivo) ha anche rafforzato la consapevolezza della validità del mio programma, largamente compatibile con quello del prof. Segrè. Le linee salienti del mio programma e i prerequisiti per la sostenibilità finanziaria, organizzativa ed etica dei progetti di sviluppo di tutte le aree culturali dell’Ateneo sono:

 

1) un quadro coerente di compatibilità finanziarie, istituzionali e organizzative per i progetti di sviluppo di tutte le aree culturali dell’Ateneo;

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Sintesi dell’intervento del Prof. Giorgio Cantelli Forti al Tavolo pubblico di confronto tra i candidati al Rettorato del 21 maggio 2009

22 Maggio 2009

Ringrazio il Prof. Segrè per l’iniziativa di un momento di confronto globale dei candidati sui rispettivi programmi, sia per esigenze di chiarezza verso l’elettorato che per verifiche esplicite della compatibilità dei punti dei rispettivi programmi.

Ciò può favorire eventuali convergenze alla luce del sole in base alla compatibilità e complementarietà degli obiettivi e delle strategie per realizzarli.

In risposta ai tre temi cruciali sollevati dal prof. Segrè (Romagna, Amministrazione-Bilancio-Edilizia, e rappresentatività del Rettore per tutte le aree culturali), la posizione del Prof. Cantelli Forti, come risulta dal Programma in rete, è molto chiara:

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Intervento tenuto dal Prof. Cantelli Forti in occasione della Conferenza dell’Ing. Giorgio De Rita “Spunti per una riflessione approfondita sulla sanità nella Provincia di Bologna” – 11 febbraio 2009

22 Maggio 2009

Prima di tutto desidero complimentarmi con l’ing. Giorgio De Rita per gli stimoli alla riflessione che la sua relazione, con i dati in essa contenuti, fornisce a tutti noi. Mi permetto di fare un’osservazione per arrivare ad alcuni quesiti. Nel 1983 J. Drews, Chairman della HOFFMAN – LA ROCHE, una delle maggiori case farmaceutiche mondiali, sentenziò che all’inizio del 2000 sarebbero sopravvissute a livello mondiale solo 5 o 8 grandi multinazionali del farmaco. La concentrazione delle aziende si è verificata, come Lei stesso ha affermato, per costi legati a questa tipologia di impresa che è assolutamente atipica. Infatti, l’industria farmaceutica può accumulare rapidamente grandi risorse, ma anche avere perdite altrettanto rapide, dati gli enormi costi necessari per lo sviluppo di un potenziale farmaco (oggi portare sul mercato una nuova molecola richiede circa 1,5 miliardi di euro). D’altra parte, la dice lunga il fatto che nessuno Stato investe con proprie aziende nella ricerca e nello sviluppo del farmaco. Purtroppo, dobbiamo registrare che nel territorio bolognese la ricerca nell’ambito del farmaco viene attualmente commissionata per trials clinici, cioè per studi di molecole che sono state sviluppate all’estero. Dobbiamo porci seriamente un quesito: abbiamo una Università in cui moltissimi ricercatori svolgono ricerche di base con idee e proposte per nuovi farmaci, ad esempio dal punto di vista chimico farmaceutico e farmacologico, ed inoltre si impegnano in studi internazionali per lo sviluppo di un farmaco in fase pre-clinica e in fase clinica: perché l’Ateneo non si è mai posto seriamente il problema di realizzare una struttura dedicata ed abbinata ad un incubatore di imprese? Perché le realtà economiche bolognesi e gli Enti locali non hanno promosso un tale sviluppo, partecipando alla realizzazione di progetti o facilitando la nascita di gruppi di piccole imprese (spin-off, CRO’s) che la globalizzazione ha imposto? Anche se negli ultimi decenni la politica delle grandi imprese farmaceutiche nazionali si è rivolta più all’acquisizione di prodotti dal mercato che alla ricerca e allo sviluppo di nuovi farmaci, sono nate moltissime piccole imprese di servizi per la ricerca e che operano a livello internazionale. Perché non ci poniamo oggi il problema cercando di portare anche Bologna nelle grandi piattaforme internazionali che la globalizzazione sta promuovendo? Proprio ieri sono andato al MIUR per collaudare all’Università di Tor Vergata un incubatore di imprese, il C4T. Tor Vergata non ha le pesanti tradizioni e il background di Bologna. L’Università di Milano sta favorendo il mondo farmaceutico con la collaborazione del Comune di Milano che ha dato la disponibilità di una fideiussione per realizzare un Polo del farmaco perché numerosissime imprese sono presenti nel territorio. Quest’ultimo fatto dimostra come l’economia della città deve essere in sinergia con l’economia dell’Università e come l’Università può fare l’economia della città. Mi sembra che tutto questo sia mancato a Bologna. Chiedo se è possibile tener conto di queste osservazioni nella sua relazione del prossimo anno e se posso fornirle dati internazionali che ritengo utili per allacciare i rapporti con il territorio. Grazie.

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No ad un candidato proposto dall’Amministrazione

19 Maggio 2009

I 7 candidati erano partiti concordemente sui seguenti obiettivi:
a.- la governance, anche come modifica delle regole;
b.- ridurre il potere della burocrazia e il costo connesso
c.- riportare maggiori risorse sulla ricerca e la didattica.
Il mio proposito era realizzare questi obiettivi mediante un governo d’intesa tra area umanistica e area tecnologica.

Ma ora si profila una compattazione dell’area umanistica sul candidato dell’Amministrazione. Tale è Dionigi, infattisostenuto dal rettore. Ma come sarebbe possibile riformare l’Amministrazione, se prevalesse il candidato dell’Amministrazione ?

Faccio appello alla Facoltà di Lettere per un passo indietro. Per la rilevanza “costituzionale” degli obiettivi ritengo essenziale l’accordo su un programma, tra area umanistica e area tecnologica, direttamente tra noi, senza la politica.
Diversamente, per l’Ateneo sarebbe un ulteriore arretramento nelle classifiche nazionali e internazionali.


In merito alla polemica Braga-Segrè sul tavolo pubblico

19 Maggio 2009

Nei giorni scorsi ho pubblicamente giudicato “nobile” la proposta di Andrea Segré relativa alla convocazione di un tavolo unico di confronto. Infatti, un sano dibattito potrebbe avviare l’elezione  ad  una soluzione propositiva su linee di programma condivise e molto trasparenti per l’elettorato. Tutto ciò nel supremo interesse di contribuire a rafforzare il nostro Ateneo con una sana dialettica piuttosto che con contrapposizioni e atteggiamenti da spettacolo.

Purtroppo la convocazione unilaterale fatta da Dario Braga alle 18:58 di giovedì, per venerdì alle ore 16:00 presso il suo Dipartimento, ha il sapore di chi vuole palesemente cavalcare  e personalizzare l’idea di Segré, informando della convocazione prima la stampa dei propri Colleghi!

Personalmente ho appreso in serata la notizia da un giornalista e ho giudicato il fatto non rispettoso né della collegialità,  né degli impegni dei singoli, ma soprattutto degli elettori. Buona norma vorrebbe un previo accordo sulla data e sull’ora, e poi una comunicazione congiunta agli elettori e successivamente ai giornali. Infatti è grave che si voglia raggiungere l’elettorato solo il giorno successivo, il quale se ha letto i giornali prima apprende la proposta dalla stampa.

Per tali ragioni ritengo che la convocazione di venerdì sia solo un fatto privato del Collega Braga e pertanto mi rendo disponibile per qualsiasi altra data successiva purchè concordata preventivamente e tempestivamente inviata all’elettorato.